Azione va all’attacco sulla mancata convocazione del Consiglio comunale di Carmagnola, che nel 2025 non si è ancora riunito. Sicilia: «i temi da discutere non mancherebbero».

«I temi da discutere nel Consiglio comunale di Carmagnola sarebbero tanti, ma l’assemblea non viene convocata. Perché?»: il gruppo cittadino di Azione con Calenda -rappresentato dal capogruppo Roberto Frappampina e guidato dal segretario Pasquale Sicilia- va all’attacco su un tema che già in passato aveva fatto discutere e suscitato polemiche.
«L’Amministrazione si fa vanto, sui media locali, di sempre nuove iniziative, ma l’organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo della città sembra non avere più motivo di esistere», sottolineano Frappampina e Sicilia, entrambi di recente entrati anche a far parte del Direttivo regionale del loro partito.
In effetti è da dicembre 2024 che non vi sono più state riunioni, né ve ne sono al momento in calendario entro fine mese: per il 2025, pertanto, il conteggio delle sedute resta fermo a zero.
Così nel mirino dei centristi finisce in primis il presidente del Consiglio comunale, Filiberto Alberto, ma le critiche riguardano anche indirettamente tutti gli altri consiglieri, di maggioranza e di minoranza (PD e Carmagnola Civica), in quanto in effetti -da regolamento- basterebbe la richiesta da parte di quattro membri, un quinto del totale, per far scattare in automatico la convocazione.
«Eppure riteniamo che siano numerosi temi di interesse pubblico che necessitano di essere affrontati in sede istituzionale: dalla sicurezza alle infrastrutture, partendo dalla tangenziale, ma anche le nomine del Cisa 31, la viabilità cittadina e la ZTL a San Michele, il futuro della chiesetta di legno in via Torino, i conti della farmacia comunale e molto altro», elencano da Azione, facendo notare come da soli, però, non abbiano la “forza” numerica per far riunire il Consiglio.
Anche a inizio 2023 si era verificata una situazione analoga: per oltre quattro mesi il Consiglio non si era riunito, fino a fine aprile, dopo che le opposizioni -all’epoca, unitariamente- avevano presentato formale richiesta, come da regolamento.
La critica resta comunque di natura esclusivamente politica, poiché tecnicamente la non-convocazione dell’Assise civica è legittima: nessun regolamento prevede infatti una cadenza periodica o impone un numero minimo di riunioni.